Darcy

19-11-14 Federica-Una toccante storia che Francesco ci ha gentilmente concesso, con un importante monito: con i furetti (ma con gli animali in generale), non bisogna mai dar nulla per scontato, nel bene e nel male.

Non ci voleva affatto quella giornata maledetta….
Le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni, si sa… e chi lavora a contatto con la vita lo sa meglio…
Medici, infermieri, veterinari, allevatori… non fa differenza quale vita, di quale specie…
Purtroppo prima o dopo valuti male qualcosa, crolli dalla stanchezza, specialmente quando sei qualcuno che non si frena mai seppure a fin di bene, e vai avanti in ogni modo…
La tragedia è dietro l’angolo che ti aspetta, a farsi beffa di qualunque cosa spingesse il tuo cuore…
Darcy era sola quel giorno, e non doveva andare così…
Non sapevo cosa fossero quando mi venne proposta una tesi di laurea su di loro…. “Ciclo estrale nel furetto” avrebbe dovuto recitare lo studio, ma occorrevano prelievi di sangue, anestesie, e avevo a disposizione solo indifesi animaletti di uno scellerato allevatore..che si spaventavano solo a vedere un volto umano… Dunque non ne feci di nulla… rifiutai… ma ormai avevo conosciuto quei pazzi intriganti morbidi esserini..affettuosi se addomesticati e coccolati, simili in tutto alla puzzola europea selvatica nell’aspetto…e così non molto più tardi arrivò Liz.
Una mano avvolta da un guanto ben imbottito si infilò nel suo trasportino, e un signore di mezza età mi lasciò col mio prezioso primo mustelide…che mi ero offerto di tenere dato che come diceva nell’annuncio “lui non poteva più prendersene cura”…
Lei stette buona a farsi maneggiare in quel modo, molto furbescamente e molto emotivamente….ma avrei capito ogni loro perché solo dopo…
Un furetto è una sorta di cacciatore dal cuore troppo tenero… capace di essere determinato all’occorrenza, quanto fragile se cambi i suoi schemi di vita…
Liz era agitata dunque quel giorno, presa e trasportata verso una nuova vita che non conosceva…Guidai fino a casa fierissimo di quella nuova amica, e impaziente di verificare se tutte le informazioni scaricate da internet fossero vere… di capire coi miei occhi…
Nel giro della prima mezz’ora la mia fidanzata di allora ed io ci rendemmo conto del perché “quel guanto” per maneggiarla… Lei correndo per tutta la stanza con Liz attaccata al suo alluce, ed io con un dito inciso ben in profondità…. Il fascino di quell’animaletto era però micidiale…I furetti non possono che conquistare chiunque li veda ed abbia un minimo di fuoco nelle vene… con quel qualcosa di oscuro e un poco satanico, e prendono qualunque persona anche all’apparenza mite che abbia dentro “un certo non so ché”…
Liz non era facile, non veniva da linee di sangue allevate per la compagnia, e doveva essere semmai figlia o nipote di qualche furetto usato dai cacciatori in tana, anzi, me la immagino discendente di qualche anziana furetta ospite in una baleniera, che ripuliva qualche stiva dai topacci, e sapeva ora tenersi alla larga dai pericoli, ora reggere in equilibrio quando la nave ballava troppo sulle onde…
Probabilmente lo stesso capitano Achab, circondato da masnade di marinai dall’aria piratesca, aveva in braccio la nonna della nonna di Liz, nel momento in cui avvistò Moby Dick l’ultima volta..
Liz non era per tutti, ma era per me….
Non ho mai amato gli animali sciocchi, neppure quando sono stati facili da gestire.. Semmai, ho sempre apprezzato la furbizia unita all’intelligenza, e la dolcezza che si possa conquistare a fatica….e questo era Liz….
Darcy però non ne sapeva nulla di sua nonna Liz e dei miei perché… soprattutto dopo aver da poco partorito…quando toccare i cuccioli di furetto e spostare una madre, è molto rischioso, perché dal timore che tu glieli possa portare via, potrebbero agitarsi tanto da cercare di nasconderli in qualche luogo sbagliato, magari serrandoli troppo nelle mascelle…non allattandoli al meglio… Lascio sempre che le mamme di furetto perciò li possano crescere lontano dai miei sguardi troppo curiosi..e attendo pazientemente…proprio per evitare stress deleteri.. Darcy però, era tremendamente agitata, senza che io facessi alcunché e non faceva altro che trasportarli dopo il parto da un anfratto all’altro nel grande box esterno di quindici mq che avevo fatto realizzare proprio per tenerli liberi con più spazio possibile… Decisi dunque di restringerle lo spazio e di utilizzare una piccola vecchia gabbia che avevo da tanto tempo e serviva all’occorrenza dentro casa, quando governavo la loro stanza e mi occorreva che aspettassero pazientemente… In uno spazio più ristretto confidavo che Darcy si calmasse…e i cuccioli non corressero tutti quei pericoli..
Quella notte Darcy non doveva essere là, non doveva trovarsi chiusa in una gabbia di piccole dimensioni, e quella primavera non doveva scatenarsi l’inferno, con un temporale improvviso e fortissime raffiche di vento…ma successe….
L’enorme box era comunque protetto, coibentato sui tre lati e ben coperto dal tetto, la temperatura era mite, dunque quando nel cuore del mio letto sentii tuoni e lampi, non mi preoccupai più di tanto…
Il mattino dopo il terreno era pulito come se qualcuno dotato di una enorme scopa avesse spazzato ogni minimo angolo…. l’aria era nitida…pulita….ed io prima ancora della colazione mi mossi in direzione di Darcy e dei suoi cuccioli…
Al mio arrivo però, la scena fu agghiacciante…La gabbia di Darcy era inzuppata d’acqua… Sull’amaca appesa in alto…. lei non c’era….ed io non avevo il coraggio di aprire quello che il giorno prima era un caldo panno di lana dove i suoi cuccioli stavano nascosti… Il fortissimo vento aveva sollevato un lembo della tettoia piccolissimo, quel tanto che bastava a far entrare non delle semplici gocce d’acqua come sarebbe avvenuto per una pioggia normale, ma veri e propri ruscelletti assassini….
Non doveva piovere, non doveva tirare quel vento così forte..la gabbia poteva essere situata in tanti altri punti del grande box…ma invece..era capitata proprio là sotto…dove cadeva l’acqua dal tetto… Non c’è mai vento maledizione in questo posto… A volte stendi degli abiti appena lavati e devi aspettare due giorni prima che asciughino….. Guardo sempre con serafica pazienza qualunque accadimento, e ho imparato nella vita di campagna, a prendere il meglio delle condizioni climatiche di qualunque genere…Aspetto di poter vivere la mia vita in sintonia con le stagioni… ma quel maledetto giorno, stavo odiando tutto e tutti, specialmente me stesso….L’avevo chiusa a morire coi suoi cuccioli… ed era sempre stata libera, li avevo sempre cresciuti selvaggi e felici, prima nella enorme soffitta di Castell’Anselmo e poi nella nuova casa… e avevo speso un mucchio di soldi proprio perché odiavo le gabbie da furetti di città….ma quel giorno vi avevo fatto ricorso…perché non vedevo una soluzione per far sopravvivere i cuccioli…
Ero là impietrito di fronte alla gabbia allagata, quando sentii un rumore…mi voltai e da uno zaino appeso al box che trai tanti giochini e tubi che di solito, quando liberi, i furetti utilizzavano per giocare e nascondersi, sbucò un musetto, e due occhi scuri… e subito si rinascose… In preda ad una specie di attacco di ansia piangente aprii lo zaino, e Darcy stava lì, con i suoi otto cuccioli mezzi nudi ancora…
Non capivo…. Guardai la gabbia che mi era sembrata ancora chiusa, e notai che una delle porticine era semplicemente poggiata in giù… Darcy aveva avuto la forza di aprirla, nonostante non vi fosse mai stata contenuta o costretta a farlo, e ad uno ad uno aveva trasportato i suoi cuccioli in alto, arrampicandosi per otto viaggi… Era tornata dentro la gabbia che si stava allagando, e con la forza della disperazione aveva salvato se stessa e i suoi cuccioli…
Le lacrime mi scendono sul viso come allora, perché non c’è niente di più orrendo che causare la morte di chi ami, niente di più spaventoso che farlo chiudendo e togliendo la possibilità di scappare, niente di più triste, di far morire dei cuccioli…degli innocenti…. E lei era là invece, mi guardava con quella faccia disegnata da furbetta come sua nonna prima di lei, ma spaurita, con quei tremori con cui i furetti dimostrano bene la paura e la tensione..Presi lo zaino, lo chiusi, e con le lacrime ringraziai tutti i santi del cielo, il mio aver sempre amato Liz fin dal primo giorno per la sua astuzia… Adorai tutti i morsi che mi aveva dato e che aveva somministrato ad amici e fidanzate persino…. e andai verso casa, finalmente…a prendere il mio caffè…
La cucciolata crebbe in quello zaino, perché Darcy non volle più uscirne, nella mia stanza da letto…ed oggi lei è una pimpante furetta più in là con gli anni, e una delle sue piccole miracolata, Rossana, sta sempre con me….perché io alleverei sempre tutto, e amo specialmente chi ha qualcosa di malefico e dolce al tempo stesso, perché nessuno lo sa…ma ho l’antica parente di una furetta che andava a caccia di balene, e all’acqua e i disastri del tempo era evidentemente temprata dal suo stesso dna…ma quanta….quanta paura quella volta….

© 05/11/2014 Francesco Mostacci

francesco mostacci