8 Marzo: per commemorare la festa della donna incontriamo Antonella Tomaselli

8.3.17 Cinzia-Antonella Tomaselli è una scrittrice. Collabora con il settimanale “Confidenze tra amiche”, ed è diventata molto nota per aver scritto il libro “25 gr di felicità”, edito da Sperling e Kupfer.

Ciao Antonella, è un piacere averti qui. Raccontaci di te: chi è Antonella Tomaselli?
Ciao! Grazie per avermi invitata! Da dove comincio? Bè, sono una bergamasca, ma sono quasi sempre in Liguria. Sono sposata e ho un figlio. Ho quattro cani adorabili. Ho un gatto rosa che non è mio, ma che mi regala ogni giorno la sua compagnia – credo che abbia adottato me e la mia famiglia! – e dei pesci rossi in un laghetto. Mi piacciono da sempre gli animali e la natura. E mi piace scrivere. Alcuni miei libri sono stati tradotti in francese e in spagnolo e pubblicati nei paesi dove queste lingue sono parlate. Collaboro con Susanna Barbaglia e Simona Busto al blog letterario animalista ioleggoconjoy. Mio figlio, Gabriele Bertoli, è il nostro webmaster. È un blog dedicato a chi ama gli animali e ci si trova tutto lo spazio per “leggere, scrivere ed emozionarsi”.
Collaboro con Fabiana Grasso e Catia Sanna al progetto “Allegra Yes I Am”, contro l’abbandono degli animali d’affezione e contro la violenza verso gli animali. È un progetto attivo da una decina di anni ed è rivolto ai bambini, perché loro sono il futuro del nostro pianeta. Una delle nostre iniziative è l’albero di Natale antiabbandono di Allegra, decorato esclusivamente con i disegni dei bambini e allestito in scuole e biblioteche. (https://www.facebook.com/allegrayesiam)

Antonella… ma ti aspettavi tutto questo successo da “25 grammi di felicità”?
Bè, ci speravo tanto. L’ho scritto mettendoci tutto il cuore. Sono felice del successo! E mi fa molto piacere che, oltre che in Italia, sia apprezzato anche all’estero. Infatti, a oggi, il libro è stato acquistato da una casa editrice francese, da una tedesca e da una olandese. Presto sarà dunque pubblicato in Francia, in Germania e in Olanda. Che dire? Spero che il suo “viaggio” continui. La diretta conseguenza di questo successo è che l’importante messaggio di “25 grammi di felicità” va a raggiungere tantissime persone. Più persone ameranno e rispetteranno animali e ambiente, più si potrà sperare in un mondo migliore. L’amore e il rispetto sono la chiave. Cito questo passo dell’ultimo capitolo di “25 grammi di felicità”: “…. Così ognuno farebbe qualcosa per aiutare gli altri, che siano ricci, bambini, anziani o alberi. Se ognuno facesse la propria parte le gocce nel mare formerebbero, insieme, oceani e cieli. E un mondo più bello…”.

Il tuo lavoro di scrittrice e autrice di racconti ti avrà sicuramente facilitata ad entrare nei “panni” di Massimo Vacchetta, il veterinario protagonista insieme alla piccola Ninna, la riccetta salvata allevata e poi restituita alla natura; la tua sensibilità profonda è riuscita ad entrare in intimità psicologica con la vicenda: è stato semplice?

Il lavoro per “Confidenze tra amiche” mi tiene in grande allenamento!  Per scrivere le storie vere pubblicate da questo settimanale, io, da anni, parlo con tantissime persone, e cerco di entrare in un contatto più intimo possibile con loro, mentre ascolto le vicende che mi raccontano. Mi viene comunque molto naturale immergermi nelle loro storie. E, soprattutto, condividere le loro emozioni. Sono fatta così. Cerco poi, con le mie competenze, di trasmetterle a chi leggerà. Con Massimo Vacchetta il percorso è stato decisamente facile perché con lui ho trovato subito grandi affinità. Abbiamo gli stessi occhi per gli animali e la natura. Durante il racconto della sua vita, confrontavamo pensieri e riflessioni, e scoprivamo di avere atteggiamenti simili davanti a determinati argomenti, e riconoscevamo di avere la stessa forza nel credere in un possibile mondo migliore. Seppure ognuno con i filtri del proprio vissuto. Fra me e Massimo si era già creato un bel sentimento di amicizia quando avevo scritto la sua storia per Confidenze. È stato spontaneo approfondirlo e consolidarlo mentre scrivevo il libro. Mentre ascoltavo, registravo, sbobinavo, leggevo e rileggevo, cercavo di calarmi sempre di più nei panni di questo ammirevole e folle – “folle”, naturalmente, nel suo significato migliore – veterinario. Ho cercato poi di costruire ogni capitolo, e tutto il libro, pensando a ogni parola, a ogni frase, perché fossero proprio le più giuste per ritrarre Massimo per come veramente è. Pure con i suoi difetti, ma con tutta la sua unicità, la sua straordinarietà. E la sua compassione per ogni creatura vivente.

Antonella tu sei una grande esperta di cani, e sei stata allevatrice tra le più importanti della razza Yorkshire terrier: ci parleresti di quel periodo della tua vita?

Per scherzare dico sempre che lo sono stata nella mia vita precedente. J. Per diversi anni mi sono occupata dell’allevamento della razza Yorkshire Terrier. Ho sempre avuto pochi yorkini, per poterli seguire con amore e con tutte le attenzioni necessarie. Ma nonostante il numero esiguo ho ottenuto grandi riconoscimenti in tutto il mondo. I cani da me allevati hanno vinto nelle esposizioni più prestigiose, da New York a Mosca, da Amsterdam a Tel Aviv. Hanno collezionato titoli di campionato in Italia, Francia, Germania, Belgio, e in numerosi altri Paesi. Una lunga lista. È stato un periodo bellissimo della mia vita: mi piaceva allevare con attenzione, cura e grande serietà. Poi c’erano i viaggi meravigliosi alla volta delle esposizioni, e gli incontri con persone fantastiche, e gli scambi culturali interessanti. In mezzo a tutto questo c’era però sempre il mio grande amore per i miei cani. Li ho tutti nel cuore, anche quelli che mi aspettano sul ponte dell’arcobaleno. Dei miei diversi campioni, quello che ha sbalordito di più il mondo cinofilo, è stato Agapi delle Antiche Mura. Un grandissimo campione che ha lasciato il segno nella storia della razza. Mi sono occupata molto di Yorkshire Terrier e sono presidente onorario della Società Italiana Amatori Yorkshire Terrier. A quei tempi ho scritto diversi libri su argomenti cinofili e innumerevoli articoli. Ho scritto anche i testi di molti documentari, di cui spesso ho curato la regia e la direzione del progetto. A un certo punto, dopo aver superato alla grande tutti gli obiettivi che mi ero posta come allevatrice, ho sentito il desiderio di percorrere altre strade. E ho scelto la scrittura. Forse adesso la mia vita è più tranquilla e meno “vagabonda”, ma ricca ugualmente di grandissime e meravigliose emozioni.

Cane, gatto e furetto: ti piacciono tutti e tre?
Mi piacciono tutti gli animali! Non ho mai avuto un furetto. Li conoscevo poco. Mi ci sono avvicinata quando ho incontrato te Cinzia, Mi hanno stupita! Non conoscevo, per esempio, le loro origini, la loro storia. Mi sono invaghita delle sfaccettature del loro carattere. Dei loro musetti. Del loro modo di muoversi. E li ho trovati divertentissimi quando tu mi hai raccontato che ti rubavano i fazzoletti di carta, o qualche oggetto piccolo, dalla borsa. Me li sono immaginata all’opera mentre combinavano queste piccolissime e buffe marachelle. Mi dispiace invece per la fragilità della loro salute. Spero che allevatori seri puntino ad ottenere creaturine meno delicate. E infine i cuccioli dei furetti, lo confesso, mi fanno impazzire!

Parliamo della parte non bella del rapporto animale e uomo: mi riferisco ai maltrattamenti, alla cattiveria, alla strumentalizzazione che subiscono ancora adesso gli animali. Mi spiego: quando succede una terribile disgrazia, come un terremoto o altra calamità, ecco che i cani vengono utili, perchè salvano persone ed è solo in quel momento che celebriamo il loro essere. Ma nella vita di tutti i giorni gli stessi cani vengono abbandonati in qualche rifugio, perchè sono vecchi, perchè non sono più belli, perché puzzano… i motivi sono tanti e comunque sempre gli stessi, perchè succede questo? Siamo troppo viziati? Troppo autocentranti da non riuscire ad occuparci più nemmeno di una creatura che non parla, non chiede se non un po’ di “pappa” e qualche attenzione al giorno? Perchè secondo te succede questo?

Sono troppi, ahimè, gli esempi di violenza sugli animali. E non riguardano solo la piaga dell’abbandono degli animali cosiddetti d’affezione. Il progetto di Allegra Yes I Am è nato in seguito alla notizia di un tragico episodio: un cane abbandonato era stato investito da un’auto, e un ragazzo – Andrea – corso ad aiutarlo, era stato travolto a sua volta. Perdendo la vita. Già, l’abbandono fa male a cani e gatti. E anche alle persone.
Mi piacerebbero delle leggi severe contro la violenza in genere sugli animali. Di sicuro potrebbero essere un buon deterrente. Non risolverebbero però il problema alla radice. Chi usa violenza sugli animali è spesso stato, a sua volta, vittima di violenza. È dunque questo il punto. Bisognerebbe cominciare da lì, e sostituire la violenza con l’amore.
Gli animali sono una meraviglia. E penso che sia fondamentale che l’uomo viva nel rispetto di ogni altra creatura senziente. Sono convinta che sia importantissimo sviluppare – cominciando già con i bambini – la capacità empatica. La capacità, cioè, di provare i sentimenti degli altri esseri viventi. Per abbandonare l’indifferenza. Perché la violenza e l’aggressività appaiano a tutti nella loro intollerabile efferatezza e di conseguenza vengano rifuggite. Si deve superare l’antropocentrismo che ci sovrasta, per andare finalmente verso “l’altro”. C’è una frase che amo in particolar modo di Gandhi: “Il nostro prossimo è tutto ciò che vive”. Ecco, mi piacerebbe che tutti fossimo d’accordo su questo pensiero. In tanti ci crediamo. Dunque, ci sono speranze. Ma la strada è ancora lunga.

Antonella, quali sono i tuoi progetti futuri?
Progetti per il futuro, come sempre, tantissimi! Vista l’insistenza e il numero ragguardevole di persone interessate a un seguito di “25 grammi di felicità”, credo che dovrei, piano piano, cominciare a pensarci.

Ringraziamo Antonella per il tempo che ci ha dedicato, a presto!