Intervista a Cristina Cantelli, una volontaria “modello”

8-3-2016 Cinzia-Conosco Cristina Cantelli da alcuni anni: volontaria della Lida di Olbia, ormai ospite e presenza imprescindibile ai nostri eventi, è una persona che bisognerebbe veramente conoscere, per capire quanto sia eccezionale in ciò a cui si dedica. Cristina è una gran lavoratrice e non si lamenta mai, si adatta all’ambiente, lo rispetta e ne trae tutti i benefici possibili per aiutare gli animali bisognosi ricoverati al rifugio. Oggi, nel giorno della commemorazione della donna, ci confrontiamo con lei in una tematica che ci sta a cuore.

Cristina, parliamo di volontariato e di come alcune associazioni interpretano la materia e il modo di essere in una maniera un po’ troppo personale, praticando a volte veri e propri abusi; è giusto, in nome di uno pseudo-bene fare del male? 

Ovviamente no, non può essere giusto. Purtroppo a volte si scoprono situazioni in cui una cattiva interpretazione della materia (protezione animali-volontariato) causa danni molto gravi agli animali  stessi e a chi invece si impegna in maniera corretta. Altre volte è invece l’ego a prevalere… e il volontariato diventa una vetrina per mettersi in mostra…

C’è molta confusione sulla materia animalista, tra alimentazione, gestione degli animali nei parchi faunistici e abbandono: si spazia in molteplici punti di vista, spesso o tutto da una parte o tutto dall’altra, esiste una via di mezzo secondo te?

La via di mezzo – il “giusto mezzo” – esiste sempre. E’ la volontà di trovarlo che spesso manca. La confusione è, oltre che del legislatore, anche della cattiva o assente informazione-educazione che le istituzioni fanno. Quando un sindaco (che per LEGGE è il proprietario quindi responsabile del benessere dei randagi del suo territorio) emana ordinanza di divieto alla cittadinanza di alimentare i randagi stessi per la salvaguardia del decoro e dell’igiene del suo paese, non è informato. E’ ignorante in materia, ma la legge non ammette ignoranza, soprattutto da parte di chi la dovrebbe far rispettare.

L’abbandono è una pratica ancora molto comune  in certe zone del nostro paese, dove una mentalità arretrata è ancora ben radicata: l’animale deve produrre reddito, quanto più possibile, e tutti i modi sono leciti. Quando non serve più semplicemente lo si abbandona. Cani e gatti sono certamente le vittime più frequenti, ma si abbandona di tutto. Sapevi che in Liguria c’è una montagna dove sistematicamente vengono abbandonati CAVALLI? io non ci volevo credere quando l’ho saputo. Comunque sempre in nome del dio denaro vediamo allevamenti lagher, macelli lagher, cani usati per la guardia detenuti in condizioni disumane, distrutti nel corpo e nello spirito per i combattimenti, cavalli sfruttati fino alla morte per le corse clandestine, cani obbligati a sfornare cuccioli a ripetizione in condizioni inenarrabili, galline ovaiole che vivono una vita di pochi mesi in ambienti spaventosi, polli in batteria che non possono neanche girarsi… tutte situazioni di una crudeltà inenarrabile che sfociano in reazioni come l’assalto a Green Hill.

Se chi deve sorvegliare lo facesse e le sanzioni comminate non fossero burle non si arriverebbe a questi estremi, secondo me. Idem per la gestione dei parchi… penso (per quel che ne so io) che ci sia troppa politica in mezzo. E dove c’è politica non ci può essere trasparenza. Tutto questo ci allontana dal “giusto mezzo”, creando i difensori a oltranza e gli osteggiatori a oltranza… E’ una questione di cultura. Obbligherei la reintroduzione a scuola di materie come l’educazione civica, e istituirei l’ora di etologia-educazione ambientale. Forse in capo a due-tre generazioni si potrebbe migliorare qualcosa.

Tu cosa ne pensi di chi sceglie di fare volontariato pro-animali e che spesso rimane deluso da queste attività, pensando di avere dei riconoscimenti che puntualmente non arrivano? Dedicarsi agli altri animali può essere, secondo te, una sorta di autoguarigione, una terapia, o una soluzione ai propri problemi? Cosa puoi dire tu, che sola con il tuo furgone ti monti il banco e vendi fino a tarda sera gli articoli per aiutare la tua organizzazione?

Il mondo del volontariato raccoglie persone di tanti tipi e pensieri diversi. C’è chi ci nasce e inizia da bambino a raccogliere qualsiasi tipo di animale, e pensa che sia assolutamente normale usare il suo tempo e le sue energie per far qualcosa di utile in questo campo.  Per altri invece iniziare a fare volontariato può essere d’aiuto per risolvere qualche problema, per riuscire a porre fine a un brutto periodo, perchè mettersi a contatto (e a disposizione) con esseri più deboli e spesso sofferenti può rafforzare il carattere, aiuta a dare un senso alla vita. Può colmare vuoti affettivi, basta non considerarlo lo studio di uno psichiatra… L’importante è farlo sempre in funzione di quelle creature, donarsi, senza cercare nulla per se, non denaro (anzi!), non notorietà: così si porta solo danno agli animali che invece necessitano di aiuto fisico, psicologico, economico.

Io giro, monto il banco, vendo… faccio propaganda, racconto la realtà del Rifugio, dei volontari che TUTTI i giorni della loro vita sono là, pioggia, neve o tempesta il volontario sul campo non si arresta… semplicemente non può. LORO SONO DAVVERO EROI, SEMPRE IN PRIMA LINEA, senza più una vita privata. Io racconto dei cani e gatti che arrivano al Rifugio (1000 anime!!!), li descrivo, li “vendo”: e se sono brava, la vera soddisfazione è l’adozione. Ma sono i volontari che li salvano. Certo i soldi sono importanti, non bastano mai, molti si stancano, perchè si rendono conto che il canile (gattile) non è comodo e che ci si sporcano mani e piedi, quindi se ne vanno; oppure usano il volontariato per dichiarare guerra al mondo… ma sapete chi ci rimette? Sempre e solo quelle povere creature innocenti. Il volontariato (a tutti i livelli) è voler aiutare chi ha bisogno, nel modo che è più adatto alle capacità di ognuno.

Io ho alcune mamme e anche nonne di amiche che cuciono alcuni degli oggetti che io poi vendo… persone che lavorano nell’ombra più assoluta, si accontentano dei miei grazie, non si mostrano mai… eppure sono importanti! “Non sappia la tua destra quel che fa la tua sinistra…” l’importante è farlo!

Ritieni che il volontariato in questo ambiente sia materia improvvisata? Manca, a tuo dire, una legislazione un po’ più chiara?

Si, purtroppo c’è moltissima improvvisazione, dovuta molto spesso alla necessità di risolvere situazioni contingenti che diventano croniche in un batter d’occhio. Le leggi ci sono, ma sono tante, troppe, e soprattutto mai attese. In questo caos, gli animali si moltiplicano moltiplicando i problemi, le emergenze e le improvvisazioni.

750000 animali ricoverati nei rifugi e canili: un dato “agghiacciante”, che ci fa capire che oggi più che mai si necessita sempre di più di “case di riposo” per animali che in tarda età e per i più svariati motivi finiscono in queste strutture. Le scuse sono sempre le solite, motivi economici e forse il più vero, il non aver voglia di dedicarsi; purtroppo però, chi abbandona un animale anziano ne adotta un altro più giovane. Secondo te, si potrebbe trasformare un rifugio di animali in un giardino aperto dove si può andare a fare un paio d’ore di compagnia a un animale bisognoso di affetto, o portare a spasso un cane?

I parchi-canili dove la gente va e sta a contatto con gli ospiti anche saltuariamente già ci sono. Anche qui il problema nasce da una grande mancanza di sensibilità verso l’animale-compagno. Cambio casa e per lui non c’è posto? Mio figlio improvvisamente diventa allergico? Muore il nonno, eredito la casa, ma per il cane stravecchio non c’è appello: canile? No questo non dovrebbe succedere… mai!!! Ho  visto gatti bellissimi e in perfetta salute lasciarsi morire in 15 giorni perchè morta la nonna, preso il gatto e buttato in gattile con ancora la nonna da seppellire… senza pietà. Il cane che per 15 anni è stato l’unica compagnia di tuo padre… ma con che coraggio dici di amare tuo padre se sei capace di abbandonare il suo compagno di vita non appena papà viene a mancare??

In quasi tutte le strutture gestite da volontari si può andare a far compagnia agli ospiti, non solo quelli anziani, perchè tutti hanno bisogno di un contatto, una coccola. Quando si va via, però, il cuore non è mai leggero. Io vado al “mio” rifugio una volta all’anno, passo 8 giorni nei recinti a regalar biscotti, carezze, parole… quando parto prometto ad alcuni di loro di trovar loro una casa in fretta: a volte riesco, a volte no…

Sai, il problema si risolverebbe se la mafia togliesse le mani dal business dei canili/rifugi… ma questa è un’altra storia.

Un Furetto in Famiglia ringrazia Cristina per questa bella testimonianza.