Furetti: e se fossero in natura?

11.12.17 Cinzia-Ultimamente le considerazioni sul furetto come ipotetico abitante dei boschi hanno portato a fare alcune supposizioni.

Vi è la convinzione che l’alimentazione naturale, cioè con prede intere e carne cruda, associata a uno stile di vita all’aria aperta, sia garanzia di salute e lunga vita: ho sentito spesso dire che alimentare a carne fresca il furetto equivale all’essere indenni da insulinoma.

Teorie interessanti, che però semplificano dei concetti che così semplici non sono, e che sono prive di riscontri scentifici.

Siamo d’accordo che uno stile di vita che si avvicina il più  possibile al naturale può aver migliorato e allungato la vita del furetto; d’altronde indurre un’animale a stare in gabbia e mangiare tutto il giorno, bene non può fare, ma non dobbiamo però cadere nell’equivoco che la vita “naturale” preservi i furetti dalle malattie metaboliche che ben conosciamo. 

Sono al corrente di furetti che nonostante stili di vita vicini a quello naturale sono deceduti di insulinoma, di linfoma e via così: questo significa che anche la migliore vita che si possa offrire non inibisce completamente l’insorgere delle neoplasie più comuni.

Dall’analisi scientifica sul dna del furetto effettuato da un pool di scienziati statunitensi, che abbiamo analizzato la scorsa settimana, emerge che alcune forme di  neoplasie più comuni sono genetiche, e che potrebbero ridursi attraverso una gestione allevatoriale scrupolosa e controllata, il cui risultato però sarebbe visibile solo tra diversi anni.

Nel frattempo come gestire i furetti di oggi? Se possibile, non facendoli vivere in gabbia e preferendo l’alimentazione naturale, se tollerata. La giusta alimentazione è quella che il furetto digerisce, quindi è bene consultare il veterinario in casi in cui si evidenzi no intolleranze e problemi di digestione.