Dalla puzzola… al furetto

9.10.17 Cinzia-Ma da dove è arrivato il furetto? E’ una domanda che mi pongo e sono certa che anche in voi susciti curiosità.

Ciò che sappiamo di certo è che i furetti appartengono alla famiglia dei mustelidi in cui rientrano puzzole, ermellini, visoni, donnole, faine, tassi e ghiottoni, e che, come la famiglia dei procioni, si inseriscono sul ramo dei cani (caniformia) e quindi nell’albero dei carnivori.

Il genere Mustela, quello dei furetti, comprende  tutti animali che l’uomo ha sfruttato per la  pelliccia. L’idea dell’addomesticamento nacque  dall’osservazione dell’abiltà e della capacità di cacciare conigli e altre piccole prede.

Ma perchè proprio la puzzola?

Perchè tra i gruppi di mustelidi appena enunciati è risultato che la puzzola fosse la più idonea  all’addomesticazione, sebbene si tratti di un  predatore solitario: è dimostrato che il mustelide co divide il territorio di caccia con altri esemplari, soprattutto se dello stesso sesso, ed è provato altresì che tollerano di più la presenza dell’uomo rispetto a donnole ed ermellini; in più le puzzole  in cattività riescono a riprodursi ugualmente e in relativo poco tempo. 

I mustelidi perciò surclassarono gatti e terrier nella caccia ai conigli e ratti in quanto più agili e flessibili,  in grado di infilarsi nelle tane delle prede.
Cio’ che non sappiamo dove e quando ebbe inizio il processo di addomesticazione: supponiamo che il dove fosse l’area del mediterraneo, e a riguardo del quando pare si possa risalire tra 2500 e 2000 anni fa; negli scritti di Aristofane (445 a. C. 385 a. C. ) e di Aristotele (384 a. C. – 322 a. C.) vi sono riferimenti plausibili ai furetti, ma potrebbero essere puzzole addomesticate.

Di presenza di furetti certa se ne parla più esattamente in epoca romana, quando Plinio il Vecchio racconta battute di caccia con furetti e anche Strabone parla di un’introduzione di furetti nelle Baleari invasa da conigli domestici riprodottisi a dismisura.

Conigli e furetti fuoro addomesticati nello stesso periodo, quando l’uomo comprese che oltre per la pelliccia, il coniglio poteva essere consumato nell’alimentazione umana.

Dal mediterraneo il furetto si spostò poi verso il nord, seguendo gli insediamenti romani e arrivando in Germania e Inghilterra circa 9 secoli fa, dove la sua introduzione fu associata all’aristocrazia: nel 1281 le corti inglesi vantavano la figura ufficiale del “ferreter”, cioè del cacciatore con il furetto.

Il regno unito introdusse a questo punto il furetto in Australia e Nuova Zelanda per far fronte al solito problema della sovrapopolazione dei conigli, ma i furetti si interessarono di più alla fauna autoctona, più facile da predare in quanto ignara del pericolo, ma i furetti comunque in Australia non misero radici, probabilmente predati dai Dingo autoctoni (il cane selvatico australiano) al contrario della Nuova Zelanda per la totale assenza di predatori terrestri.

E negli Stati Uniti?

Si presume che i furetti siano arrivati nel continente Americano a bordo delle navi mercantili dei coloni sempre per lo stesso motivo, cioè liberare le fattorie di ospiti scomodi e sgraditi come roditori, conigli e anche gatti, pratica poi abbandonata con l’avvento dei topicida chimici, più efficaci e veloci. Anche negli Stati Uniti il furetto non prese piede, probabilmente per questioni evoluzionistiche o anche più probabilmente per competizione con altri mustelidi locali.

riferimenti bibliografici:

Hernadi (Man’s uderground – best friend Domestic ferret unlike the wild form (PloS one) VII .8