Tato e Ambra: furetti mordaci e iene

21-4-2016 Cinzia-Oggi vi riportiamo la storia di Alessia, che dal non volere avere animali in casa si è ritrovata prima con uno e poi con ben due furetti mordaci, che con straordinaria dolcezza e pazienza è riuscita a gestire, nonostante al tempo fosse una neofita in fatto di furetti. Ringraziamo Alessia per il suo racconto, che speriamo sia di ispirazione per quanti si ritrovano nella sua situazione: è molto raro che un furetto mordace sia irrecuperabile, ma prima di “gettare la spugna” è sempre consigliabile rivolgersi, come ha fatto Alessia, ad un esperto.

“Non voglio animali in casa”

Sempre detto, da quando vivevo da sola. Un vita schiva e solitaria, contatti fra colleghi, minimo 9 ore fuori casa ma anche 11, 12… Come avrei potuto occuparmi di una bestiolina? E quanto sarebbe stata triste e sofferente, tutte quelle ore sola in casa?

Poi le cose hanno cominciato a cambiare, mi è arrivata una famiglia già fatta (il mio attuale marito con suo figlio), è arrivata una gravidanza, tanto voluta, tanto desiderata. E tanto sconvolgente, visto che mi ha costretta a casa. Tra una dormita e l’altra cominciavo a realizzare che la mia vita, le mie idee, stavano cambiando per sempre. Mai più sola, mai più casa vuota per tante ore, sempre qualcuno di cui occuparmi.

Proprio durante la costruzione mentale di questo nido, una sera il mio compagno e suo figlio, rientrando a casa, si sono piombati in camera preannunciandomi che in sala avrei trovato una sorpresa… ma solo se l’avessi gradita. Una sorpresa può non essere gradita? Troppa curiosità!

La sorpresa era ingabbiata in un trasportino, aveva quattro zampe, una coda, tanti peli e un musetto che in un decimo di secondo mi ha rubato il cuore. Mi hanno detto che si chiamava Tato e mi hanno chiesto di tenerlo per 24 ore e poi decidere se lo volevo o no.

La mia decisione era già presa e non avevo bisogno di 24 ore… avevo già saputo che la proprietaria non lo voleva più e che stava cercando qualcuno che se ne prendesse cura; mentre mi raccontavano queste cose mi veniva in mente che avrebbe potuto passare numerose 24 ore in altre case ed essere rimandato al mittente per chissà quante volte e, ancora peggio, avrebbe potuto finire in cattive mani… mi sono sentita come l’abate di un monastero a cui un fuorilegge chiedesse asilo.

Non potevo non proteggerlo. Ho chiesto che aprissero la sua prigione.

Ed ecco quello che era subito diventato il mio amore, occupato in una certosina esplorazione dell’ambiente; gli ho promesso che mi sarei presa cura di lui.

Tralascio il fatto che di furetti non sapevo assolutamente NIENTE. Lascio ad un altro momento il racconto dei primi giorni di ricerche, di risate, di litigate, di come ci abbia insegnato lui a mettere la casa in sicurezza, passando direttamente al fatto che entro le prime 24 ore, tutti e tre avevamo scoperto che i furetti mordono.

La scoperta avrebbe forse indotto mio marito e il bambino a recedere dall’impegno, ma io avevo già fatto la mia promessa a Tato, tutto quello che dovevo fare era convincerlo che si poteva fidare di noi.

Da maggio a luglio Tato ci ha insegnato a ballare il tip tap durante le attività quotidiane. Abbiamo imparato a tirare su le gambe alla velocità della luce quando passava e a saltare su sedie e divano all’occorrenza. Non lo si poteva toccare e, se nelle sue attività passava vicino a noi, non riusciva a non morsicarci. Tentavamo di accarezzarlo e ci ha ridotto le mani come dei colabrodo. Non tentavamo di accarezzarlo e si faceva di corsa la stanza per venire a morsicarci un piede o una gamba. Vivevamo sul chivalà. La casa sapeva di disinfettante al bergamotto.

A luglio, accortami di non saper più gestire la cosa da sola, mi sono decisa a chiamare una dottoressa esperta in comportamentalismo. Intanto, il rapporto tra me e Tato era cambiato molto… Nonostante mi sbranasse tutte le volte, mi cercava sempre per giocare. A suo modo mi mostrava affetto, un affetto molto doloroso. Man mano che la mia pancia cresceva mi rendevo conto che da lì a pochi mesi non avrei più avuto tutto quel tempo da dedicargli, così ho pensato di dargli un compagno di giochi e intanto mettevo in atto i consigli per evitare i morsi che mi aveva inviato la dottoressa.

Tra le diverse tipologia di morso che mi aveva descritto ne riconoscevo due in Tato: quella per paura (un mordi e fuggi sulle gambe degli ospiti) e quella per gioco. Sulla prima si doveva agire evitando di spaventare il furetto, mentre sulla seconda tipologia, secondo la dottoressa la strategia migliore era ignorarlo.

Qualunque tipo di reazione avrebbe provocato al furetto un rinforzo positivo, si sarebbe sentito bravo a morsicare e avrebbe cercato di imparare a fare morsi sempre più belli per sentirsi sempre più bravo. Questa interpretazione mi è piaciuta e ho deciso di tentare, quindi ordinai a tutti di non reagire ai morsi di Tato e così feci io.

Non reagire al morso di un furetto significa continuare ad accarezzarlo se già lo si stava facendo, non metterlo giù se lo si aveva in braccio, non urlare, non allontanarlo, niente! Tutto ciò si trasforma in una comica sequenza di improperi fatti a mezza voce, in denti tanto stretti da far male e in una quantità incredibile di buchi. Ma il povero furetto, stancandosi di una attività inutile, sorprendentemente abbandona la fatica!

In agosto siamo andati in vacanza a casa dei genitori di mio marito, ovviamente con furetto al seguito. Dovendolo costringere per tutto il giorno in una gabbia, avevamo preso l’abitudine di portarlo a passeggiare almeno un’ora tre volte al giorno. Questo comportava manipolarlo in due (infilare la pettorina a un furetto dal collo forte come quello di un toro non è cosa semplice) per almeno sei volte al giorno. Qualche morso è scappato… Ma non più di qualcuno, e al rientro delle vacanze in Puglia, Tato non morsicava più.

Ci è capitato di portarlo dal veterinario subito dopo quel periodo: le assistenti gli hanno tagliato le unghie (noi non avevamo ancora imparato) e lo hanno definito “un altro animale”. A settembre io sono andata in Sardegna da sola con la mia pancia e tra gli impegni presi c’era quello di adottare un furetto. Tra impegni vari e distanze, sono arrivata davvero a non vedere mai la furettina che stavo adottando, ma avevo dato il via libera e non mi sarei tirata indietro.

Ambra era arrivata all’Associazione da cui l’ho poi adottata all’età di due anni senza vaccini, senza chip identificativo e senza aver mai visto un veterinario. Mancavano quattro giorni alla mia partenza, e la volontaria mi comunicó che era mordace e mi chiese ancora se fossi sicura. Certo che lo ero!!! Anche Tato mordeva tanto, prima!!! Sottolineò nuovamente che era molto mordace e mi chiese se fossi ancora sicura. Certo che sì! Credevo di conoscere i morsi dei furetti (ma non era così). Ci accordammo per incontrarci direttamente all’aeroporto perché io non avevo più tempo di andare a conoscere la piccolina… L’avrei portata via direttamente. Arrivó con un bel trasportino ben arredato adatto al volo e con un musetto tanto carino da incantare mezzo aeroporto.

Mentre firmavo tutte le carte feci anche ad Ambra la promessa che mi sarei presa cura di lei, e la nostra avventura ebbe inizio. Ai controlli di sicurezza tanti complimenti per il pelosetto, poi mi chiesero di toglierlo dal trasportino in modo che queste potesse passare vuoto sotto i raggi x. Sapevo che mi avrebbe morso ma la presi ugualmente con sicurezza e decisa a non farmela scappare dalle mani. Non conoscevo i morsi di un furetto iena…

Mi morse in un modo che Tato non si era mai sognato: con rabbia e determinata a non mollare. Il personale dell’aeroporto cominció ad agitarsi e ognuno cercava di distrarla come poteva: con rumori, giochini, richiami… Uno cercó di ficcare tra i suoi denti e la mia pelle una carta di credito. Ambra non mollava, ogni tanto allentava la presa per fare quattro buchi da un’altra parte, ma senza mai aprire bene la bocca.

Nel mio vademecum questa tipologia di morso non era contemplata, ma io ero decisa a ignorarla più che mai. La mia mano cominció a grondare sangue e in aeroporto cominciarono a urlare che si spicciassero col trasportino, perché c’era una bestia che stava sbranando una donna incinta. Bestia? E il bel musetto di cinque minuti prima? Bah!

Arrivato il trasportino, cominciai a valutare l’idea di viaggiarci dentro anche io, visto che non riuscivo a staccarmi Ambra dalla mano. Per farlo ho dovuto chiuderlo quasi completamente, fino a darle l’impressione di essere rimasta sola con la mia mano. A quel punto molló. Tralascio l’incontro con i familiari (tutti bucati), con Tato (conciato per le feste anche lui) e un quasi disastroso inserimento lampo fatto da una neofita quale ero (e sono tuttora, con i miei tre anni di furetto) per passare alla visita veterinaria.

Il veterinario fu il primo a riuscire a non farsi mordere (poteva riuscirci solo lui). La visitò molto delicatamente mentre lei urlava come una pazza e scagazzava come una tartaruga, le parlò a voce bassa e molto dolcemente e l’anestetizzò per poterle mettere il mini microchip identificativo (Ambra era ed è tuttora uno scricciolo). Infine me la riportó ancora addormentata perché potessi finalmente accarezzarla con cura. Fu lui a informarmi del fatto che mi ero portata a casa una iena. Un furetto iena non è un furetto mordace: è famelico!

Dal furetto mordace devi tenere lontani mani e piedi (del viso non parliamone!), da un furetto iena devi star lontano dal campo visivo! Quando un furetto iena si attacca a te per morderti, lo fa a tempo indeterminato, e se in qualche modo riesci a immobilizzare un furetto iena, lancerà delle urla così forti e così a lungo che se hai dei vicini di casa attenti in men che non si dica ti ritrovi la protezione animali al citofono. Se, quando riesci a immobilizzare un furetto iena, lo guardi negli occhi, non ci leggi la paura, oh no, ci leggi il terrore! Sono degli occhi che chiedono pietà, sono nel panico più assoluto.

I furetti iena sono delle creature da amare incondizionatamente, con i loro attacchi, con i loro morsi, con la loro paura!

A casa i tentativi di avere dei rapporti con lei fallivano miseramente: inizialmente non amava il remover, il mezzo col quale riuscivamo ad accarezzare Tato nei suoi momenti di peggior mordacità, ma piano piano, assaggiandolo, cominciò a gradirlo.

Così, i maschietti di casa ci provavano: prima il remover, quando era concentrata arrivava l’altro e piano piano le metteva una mano sotto il torace, la sollevava e l’accarezzava delicatamente; Ambra però non disdegnava di mollare per un attimo la leccornia e piazzare in bel morso potente sulla mano che la reggeva. Quando cercava di infilarsi nel divano, prenderla prima che sparisse era un suicidio delle mani, così la cacciavamo dicendo “sció sció” è agitando le mani come si fa con le galline.

Io non ho mai reagito male quando mi mordeva, decisa a restare indifferente ai suoi morsi, se mi si attaccava a una gamba o a un piede, con delicatezza le accarezzavo il dorso e le parlavo, e nel momento in cui mollava la presa per cercare di mordere la mano con cui l’accarezzavo, mi mettevo in salvo!

Una cosa che ho fatto per Ambra sin dal primo momento è stato metterle la copertina addosso quando andava a dormire: la toglievo a bella posta dall’amaca per potergliela mettere io. All’inizio tenevo le mani molto lontane da lei, poi le avvicinavo sempre di più, in modo che la copertina non le cadesse addosso ma si appoggiasse a lei delicatamente. I tentativi di morso c’erano sempre e l’operazione doveva essere veloce, ma poi ho visto i suoi scatti sempre più lenti, come se ormai cercasse di mordermi per dovere ma controvoglia.

Un pomeriggio Ambra cercó di entrare nel divano e io sentii come un avviso dentro di me: “prendila per la schiena! Non ti farà niente”. Così è stato. L’operazione fu veloce, ma lei altrettanto velocemente avrebbe potuto girarsi e mordermi, ma non lo fece. Lo ripetei per diversi giorni, anche se non cercava di entrare nel divano: la sollevavo un attimo da terra e la rimettevo giù, lei si girava per mordermi con la bocca spalancata ma con un movimento pigro.

Dopo un po’ di questi esercizi una sera volli provare: non erano passati neanche due mesi da quando era con noi e volli provare a metterle la copertina addosso e lasciare la mia mano lì. Quello che successe ebbe dello straordinario: Ambra si avvicinó alla mia mano con la bocca chiusa e cominciò a leccarla… in meno di due mesi era passata dai morsi ai baci senza soluzione di continuità!

Da quel momento non ha più morsicato nessuno (eccetto due sconosciuti che al parco l’hanno accarezzata a sorpresa), Tato aveva impiegato tre mesi a non mordere e ne ho dovuti aspettare altri 16 prima di ricevere il primo bacio.

Attualmente Tato è stato più volte in Clinica, dove si è guadagnato la fama di “furetto più buono del mondo”: si fa fare di tutto e non cerca mai di morsicare. Ambra è restata il peluche in cui si era trasformata improvvisamente a un mese dall’inizio della nostra avventura.