Sul furetto, che c’e’ di nuovo?

5.12.17 Cinzia-Di recente è stato pubblicato uno studio approfondito sul dna del furetto, il cui scopo è di comprendere la predisposizione del furetto ad ammalarsi cosi di frequente alle malattie neoplastiche.

Ricercatori dell’università del  Wyoming hanno trovato una bassa differenziazione genetica dei furetti domestici che si dimostrano piu  predisposti alle malattie in generale.
All’università hanno studiato i furetti domestici incrociati e hanno determinato che questi mammiferi presentano una bassa differenziazione genetica su scala globale. 
L’addomesticamento dei furetti ha contribuito ad un impoverimento del pool genetico negli esemplari allevati a scopo di addomesticamento
Gli animali risultano così a rischio di disordini genetici e predisposti a malattie come la Sars e l’influenza e se questi esemplari fossero introdotti in natura, porterebbero queste malattie nell’ambiente,come sottolinea Kyle Gustafson, genetista esperto in conservazione.

Anche la ricerca di nuovi colori del mantello attraverso  l’incrocio  genetico ha causato problematiche fisiche e genetiche, come l’incremento di tumori e cancro nella popolazione dei furetti.

La consanguineità è quasi sempre una preoccupazione negli zoo dove gli animali sono mantenuti a numeri estremamente bassi. Tuttavia, quasi tutti  i processi di domesticazione possono provocare degli impoverimenti genetici, Ad esempio per avere i furetti sono state addomesticate puzzole selvatiche europee che sono stae allevate per tratti specifici, come il colore e il temperamento. Questi furetti sono stati diffusi dall’Europa a più continenti e ora dipendono dagli esseri umani per la loro sopravvivenza.

I furetti domestici sono diversi dai furetti selvaggi autoctoni del Nord America, il furetto dai piedi neri (Mustela nigripes), i quali, a causa di contaminazioni all’habitat naturale, come l’introduzione dell’agricoltura hanno portato l’animale sull’orlo dell’estinzione.

I ricercatori hanno riferito che i furetti domestici nel Nord America e in Australia avevano una diversità genetica estremamente bassa, mentre i furetti in Europa avevano una maggiore diversità genetica, come sembra accadere attraverso l’ibridazione con le puzzole selvatiche.

Holly Ernest, professore di genomica della fauna selvatica e ecologia delle malattie, è stato autore principale del documento. Altri co-autori includono Michelle Hawkins e Tracy Drazenovich, entrambi della Scuola di Medicina Veterinaria dell’Università della California-Davis; Susan Brown, veterinaria di Rosehaven Exotic Animal Services a Batavia, Ill; e Robert Church di BCPhoto in Colombia, Mo.

Gustafson, Ernest e Drazenovich hanno completato la componente genetica di questo studio. Hawkins e Brown ha aiutato a progettare lo studio insieme a Robert Church, biologo ed esperto di furetti, che ha viaggiato in tutto il mondo per raccogliere campioni di DNA dai furetti domestici.

Lo studio ha genotipizzato 765 furetti (provenienti da 11 paesi) e 31 marcatori genetici.

“Lo studio si applica sicuramente a qualsiasi programma di allevamento, sia negli zoo che nei bovini domestici nel Wyoming o altrove”, afferma Gustafson.

“Se la bassa diversità genetica contribuisce a determinati malattie, come è stato dimostrato in altri sistemi, i furetti in Australia, Canada, Nuova Zelanda e Stati Uniti potrebbero essere più a rischio”, afferma Ernest.

La maggior parte dei furetti domestici contraggono il cancro a 5 o 6 anni, ma non tutti muoiono in quei tempi, dice Gustafson.

“Il cancro in questi furetti è stato il problema genetico di fondo e motivazione per lo studio”, dice.

I ricercatori ritengono che i programmi di allevamento trarranno beneficio dall’inclusione di furetti geneticamente diversi da altri paesi nei loro programmi di riproduzione, compresi i furetti provenienti dall’Europa, dove la diversità genetica è molto più alta. Tuttavia, le leggi internazionali sull’importazione e l’esportazione limitano il potenziale per l’introduzione di nuovo materiale genetico in alcuni paesi, come  in Australia e Nuova Zelanda.

Pertanto, gli allevatori dovrebbero minimizzare attivamente gli incroci tra i furetti in questi paesi. Ulteriori programmi di allevamento dovrebbero essere cauti per garantire che le malattie non vengano introdotte attraverso i trasporti internazionali.

“I furetti potrebbero rappresentare un rischio per le  puzzole selvatiche introducendo il loro scarso materiale genetico in queste popolazioni, spiega Ernest. “Qualsiasi tentativo di migliorare la diversità genetica dei furetti usando le puzzole selvatiche dovrebbe essere fatto eticamente e legalmente, e dovrebbe garantire che i furetti domestici e ibridi, non vengano introdotti in ambiente naturale, in quanto impoverirebbe il patrimonio genetico della puzzola.

Le conclusioni di questo studio non fanno che confermare ciò che intuivamo, l’unica possibilità è quella di lavorare meglio curando le cucciolate nel miglior modo possibile.