Beauty pet e Make up

9.1.18 Chiara-Tra le mie letture estive sotto l’ombrellone, naturalmente non possono mai mancare le consuete riviste di cani e gatti, i libri di toelettatura e similari: mi sono imbattuta in diversi prodotti per il beauty pet più o meno miracolosi, divisi per utilizzo, peli specifici di razza, districanti, emollienti, curativi per dermatite e funghi.

E rimango allibita nel venire a conoscenza dell’esistenza di uno shampoo all’olio di visone prodotto da una nota marca ad uso professionale. Lo shampoo appena citato sarebbe specifico per il pelo degli yorkshire nonché per cani e gatti con il manto secco e sfibrato.

Penso subito ci sia un errore, sicuramente un nome ingannevole o delle informazioni non veritiere, come è possibile usare l’olio proveniente da un essere vivente per produrre uno shampoo che serva a lavare un altro essere vivente?

Mi metto subito alla ricerca di risposte e scopro che l’olio di visone viene raccolto dal grasso addominale sottocutaneo dell’animale in questione, pregiato per un motivo specifico: il visone non ha malattie della pelle né allergie e il suo sebo è molto similare a quello che si trova nel makeup ad uso umano, permette infatti una migliore assimilazione nel derma. Non troviamo quindi solo nello shampoo per cani e gatti componenti di origine animale, ma anche nei cosmetici ad uso giornaliero e nelle creme di bellezza per signore. Ad esempio è molto in voga l’acido ureico di vacca, la bava di lumaca e l’omento cicatrizzante dei suini.

Esiste una rete di sfruttamento delle sostanze di origine animale, che potrebbero essere tranquillamente sostituite con prodotti vegetali, che non varierà mai semplicemente per motivi economici: i cicli produttivi delle sostanze animali sono semplificati e molto meno costosi delle alternative, non avendo bisogno di lunghe tempistiche di lavorazione ed essendo immediatamente reperibili in natura.

In sintesi possiamo dire che sfruttare una mucca, spremere insetti e tagliuzzare visoni sia per le aziende produttrici molto conveniente rispetto ad un percorso che preveda l’utilizzo di derivati vegetali.

Mi rendo ora conto della componente di disinformazione che fa parte dei nostri acquisti, la mancanza di dati nelle etichette dei prodotti sostituiti da termini scientifici indecifrabili (i famosi INCI), ma sopratutto della mancanza di etica da parte di alcune aziende che non informano in maniera chiara il consumatore.

Per fortuna nella mia ricerca ho trovato anche, a placare il mio animo inquieto sotto il sole di Agosto già di per sé troppo cocente, delle etichette cruelty free, vegetarian- vegan di prodotti non testati su animali o prodotti con essi, naturali e senza parabeni né siliconi ad un prezzo davvero competitivo, così posso truccarmi, lavare i miei cuccioli e prendermi cura di loro salvaguardando tanti altri esseri viventi.