E la Marshall se ne va…

28.11.16 Cinzia-La multinazionale Marshall, dopo le vicissitudini giudiziarie che hanno coinvolto la “fabbrica” Green Hill, a Montichiari nel bresciano, quella che produceva i beagle destinati alla sperimentazione e altre orribili pratiche, chiude i battenti e se ne va, rinunciando ad investire in Italia.


Questa notizia ha suscitato reazioni contrastanti. La prima di felicità da tutto il mondo animalista, rappresentato dall’onorevole Michela Brambilla, impegnata in prima persona nella lotta a porre fine a queste crudeltà, e che si è dichiarata soddisfatta per questa “fuga”.

La seconda reazione di preoccupazione e tristezza per le conseguenze che questa decisione porterà, come il licenziamento dei dipendenti dell’azienda, in procinto di perdere il lavoro.

In merito a questo vorrei fare una riflessione, e capire come sia possibile lavorare serenamente in un impianto di questo genere, ma soprattutto come sia permessa in un paese civile come il nostro una prospettiva di lavoro di questo tipo.


Noi amanti dei furetti la Marshall la conosciamo perché riforniva di furetti i negozi di animali. Questi furetti erano prodotti in serie, e si trovavano tutto l’anno, con le povere fattrici che avevano ovulazioni indotte ed erano sfruttate all’inverosimile per produrre cuccioli che venivano venduti già sterilizzati e soprattutto deghiandolati, quindi orribilmente mutilati, e tolti dalla madre in tenerissima età.

Solo la rimozione delle ghiandole perianali, lo sappiamo, può portare conseguenze piuttosto serie come il prolasso rettale, insieme ad infezioni ascessuali recidivanti.


Discorso salute a parte, non è fattibile e soprattutto non è eticamente accettabile sostenere un commercio simile: attualmente grazie all’attività amatoriale di numerosi allevatori, non è piu necessario ricorrere alla Marshall per avere un furetto.

Alcune frange di animalisti sostengono che l’allevamento in generale, anche quello etico e rispettoso dei cicli biologici degli animali che si riproducono, sia ugualmente una forma di sfruttamento che non dovrebbe esistere.

Ma questa è un’altra storia, e l’uscita di scena della Marshall, deve essere un inizio, soprattutto a consolidare la presa di posizione di chi dice no al maltrattamento generalizzato agli animali, e nel dire basta alle sperimentazioni crudeli totalmente inutili.


Ci uniamo quindi alla reazione di felicità dell’uscita di scena in Italia di questa multinazionale, con la speranza che si aggreghino altre similari se esistenti.