Animali diversamente abili

5-10-2015 Cinzia-Spesso penso a come erano trattati gli animali che a causa di incidenti di vario tipo perdevano l’uso di qualche arto e la soluzione era ricorrere all’eutanasia: mancava la cultura e non ci si voleva impegnare nei confronti di questi piccoletti, ma parliamo di tempi in cui gli animali di casa non erano tutelati e la maggior parte delle famiglie non li  curavano per non spendere.

Anni fa mi trovato nella sala d’attesa di una clinica veterinaria, e notai un bellissimo piccolo bassotto a pelo ruvido in braccio ad una volontaria di un gruppo che si occupa di animali abbandonati; il cane era triste ed aveva un tutore alla zampa posteriore, era stato investito, e la sua famiglia, appreso che la deambulazione non sarebbe tornata come prima, aveva deciso di abbandonarlo, lasciandolo lì.

Il caso o il destino mi fecero ritrovare il cagnolino adottato da una famiglia mia vicina di casa: lui era guarito e sì, un po’ trascinava la zampina, ma niente di che… le sue funzioni erano efficienti, i suoi proprietari erano entusiasti di lui sebbene una volta arrivato a casa fosse così depresso che temevano non ce la facesse, ma oggi è un cane pieno di vita e desideroso di affetto, che cammina e corre anche con la sua zampetta un po’ più corta.

Riflettendoci, ho pensato quanto sia ancora importante il concetto estetico non solo per le persone, ma anche degli animali, e mi chiedo come abbiano potuto abbandonare una creatura per un lieve difetto di deambulazione che quasi non si nota se non si sa.

Eppure oggi esistono animali con blocchi agli arti posteriori che possono ricorrere ad un ausilio di sostegno al bacino con le ruote per far sì che l’animale possa camminare senza problemi.

Fortunatamente i tempi stanno cambiando, e per queste creature c’è un’alternativa, o più di una, come i carrellini di sostegno o i passeggini studiati per questo genere di esigenza.

L’amore e l’affetto non si misura con l’estetica, ma è un concetto ancora difficile da accettare, soprattutto per gli animali, e se mi succedesse con i miei furetti non avrei dubbi a ricorrere ad  un sostegno, ma mai e poi mai penserei a volergli meno bene, o peggio a lasciarli o pensare all’eutanasia come accadeva una volta.

Anche un’animale in questa condizione può vivere una vita felice, senza privazioni, ricevendo l’affetto di cui ha bisogno.

D’altronde è uguale per le persone, le quali sebbene diversamente abili, possono comunque vivere una vita completa come mogli, mariti, madri o padri che lavorano, che vanno in vacanza e che affrontano qualsiasi attività, non ultima il prendersi cura di animali, esattamente come gli altri.

Il problema, se esiste, è solo un fatto culturale, un non voler vedere le cose con occhi diversi: il diversamente abile non ha bisogno di compassione ma di strumenti per raggiungere una maggiore autonomia, e questi strumenti devono essere parte integrante nella società in cui viviamo.