La cura del furetto

2-5-2016 Cinzia-Dopo anni di riflessioni sulla durata della vita dei furetti, mi soffermo su un articolo scritto da Bob Church, il famoso biologo amante e studioso di furetti, che dopo alcune considerazioni sull’animale in generale sostiene che il furetto non sia stato “creato” per vivere a lungo.


E fin qui ce n’eravamo accorti tutti noi che li abbiamo, anche perché il furetto nasce come animale a “perdere”, destinato a non vivere in casa e lasciato fuori a tenere lontani i topi o come ausilio alla caccia al coniglio; negli anni il ruolo del furetto cambia, entra in casa a vivere con l’uomo ed è in quel preciso momento che gli esseri umani prendono coscienza della durata della sua vita.
La cosa certa è che il furetto al quinto anno di vita, piu’ o meno, deve affrontare un passaggio fisico e psicologico.
Il cambiamento fisico è evidente soprattutto nei maschi, in quanto diminuisce la massa muscolare, mentre nelle femmine è la densità ossea, ma a questi inconvenienti si puo’ riparare con un’alimentazione equilibrata e con  integrazioni adeguate.


Diverso è l’aspetto psicologico: i furetti anziani, anche se dormono, di piu’ hanno bisogno di maggiori attenzioni, alcune volte smettono di mangiare, ma l’inappetenza non è sempre un preludio alla malattia.


Scopriremo che dedicarsi ai più anziani, facendoli giocare e standogli vicino, puo’ essere una  cura contro un invecchiamento precoce. Siamo orientati a cercare la malattia a tutti i costi, e comunque un accertamento diagnostico fa sempre bene, ma questo non significa che il furetto debba essere per forza ammalato.

A volte non sempre è facile seguire tutti i furetti presenti in casa allo stesso modo e capire le esigenze di ognuno.

Dalla testimonianza di Marie Bartholdsson, allevatrice di furetti arrivati fino a 14 anni,  capiamo come la quantità di tempo dedicato a loro sia di fondamentale importanza e venga in aiuto per avvertire i primi cambiamenti.

Il furetto dimostra e comunica poco, ma se ci soffermiamo ad osservare i nostri furetti più anziani saremo in grado di capire se qualcosa non va. Serve anche  monitorare il cambiamento di abitudini, e capire se tale cambiamento sia attribuibile al normale decorso della vita o celi invece un segnale di malattia. 

Insomma, per essere buoni proprietari dobbiamo sempre stare sul “pezzo”e non perdere mai di vista i nostri piccoletti, anche se apparentemente stanno benone.